Giornata Internazionale delle Donne. La storia di Maria

Giornata Internazionale delle Donne. La storia di Maria

Con l’8 marzo si celebrano le conquiste delle donne in campo economico, politico e sociale, e al contempo si denunciano con forza le violenze e le discriminazioni che le stesse donne continuano a subire, oggi come ieri. Ed è con questa centralità, e non sui contenuti che il consumismo moderno ha voluto imporre, che noi operatrici impegnate tutti i giorni nella protezione e tutela delle vittime della violenza di genere, festeggeremo tale ricorrenza.
E lo faremo con un motivo di soddisfazione in più perché Maria (il nome è di fantasia) e i suoi due figli, dopo un lungo periodo di accoglienza in una casa per donne maltrattate del comune di Npaoli, oggi sta bene. Ha trovato lavoro in un ristorante ed è tornata fino in fondo a godersi la sua autonomia: dalla violenza subita che ha accompagnato e stravolto parte della sua vita; dalla dipendenza economica che per troppo tempo l’ha costretta a sopportare; dalla continua denigrazione che ha subito da parte del ex partner che quotidianamente le diceva “non sei buona, da sola non riuscirai a far nulla, se ti allontanerai da me ti toglieranno i figli perché non hai un lavoro”.
Anche per lei, come per le altre storie di uscita ed emancipazione, oltre alla forza, al coraggio e alla determinazione che le donne sanno mettere nel loro quotidiano di vita e relazione, l’elemento fondamentale che spesso rende possibili nel concreto investimenti e sforzi è l’accesso al mercato del lavoro.Un’occupazione che spesso è la stessa situazione di violenza che rende impossibile da raggiungere, vuoi perché alcune perdono il lavoro perché è lì che subiscono fastidi, vuoi per i partner violenti che impediscono alle donne di lavorare, vuoi perché costrette ad abbandonare l’attività lavorativa in quanto evidenti e troppo duri da mostrare sono i segni della violenza.
Per questo, nei programmi di sostegno alle donne fuoriuscite da situazioni di violenza grande attenzione viene data alle azioni finalizzate al reinserimento lavorativo, collocando tali attività, con un ruolo prioritario, in programmi individualizzati, costruiti e calibrati su ogni singola donna.
Attraverso metodologie specifiche si ricostruisce il profilo professionale delle donne favorendonel’autostima e la partecipazione da protagoniste nel loro percorso di emancipazione ed autodeterminazione.
In tale percorso fondamentale è lo strumento del tirocinio, con l’obiettivo primario di favorire l’incontro domanda/offerta di lavoro ma anche di tutorare e monitorare la formazione on the job. Così è avvenuto per Maria che accolta e messa in protezione alcuni mesi fa ad un certo punto del suo programma ha investito in un tirocinio lavorativo fino all’inserimento nel mondo del lavoro.
Centrale in tale impostazione è il ruolo e la disponibilità degli imprenditori privati. Per questo, a fianco alla gestione dei servizi, si è costruita una rete orizzontale con molte imprese, esercizi commerciali e botteghe artigiane che proprio in questi giorni si è arricchita dell’attenzione e della collaborazione del Soroptimist Club Napoli ed il Rotary Club Napoli Sant’Elmo che hanno finanziato alcune borse lavoro per le donne vittime di violenza ospitate presso le strutture di accoglienza gestite dalla cooperativa Dedalus.
Pur in un’ottica attenta alla mantenimento della funzione pubblica dei servizi e non pensando in alcun modo che tali azioni e collaborazioni possano sostituirsi al dovere delle istituzioni di farsi carico dei percorsi di tutela e promozione dei diritti delle persone più fragili e in difficoltà, siamo altresì convinti che la collaborazione con le imprese private per la costruzione di opportunità lavorative per le persone che escono da situazioni difficili sia una delle strade da percorre per raggiungere la piena autonomia ed emancipazione di tali persone alle quali, ogni giorno, proviamo a stare accanto.
Per quanto ci riguarda è 8 marzo tutti i giorni, poiché tutti i giorni festeggiamo l’essere donna e operatrici impegnate nella lotta contro le discriminazioni e la disparità di genere. A partire dalla costruzione di opportunità lavorative, perché è il lavoro che fa la differenza.

Gaetana Castellaccio – cooperativa sociale Dedalus

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